{"id":8457,"date":"2007-12-21T19:00:00","date_gmt":"2007-12-21T19:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/aja.pt\/wp\/?p=8457"},"modified":"2021-12-17T11:39:33","modified_gmt":"2021-12-17T11:39:33","slug":"viva-zeca","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/aja.pt\/en\/viva-zeca\/","title":{"rendered":"Viva Zeca"},"content":{"rendered":"<div align=\"justify\">A Lisbona la voce di Zeca era per radio verso la mezzanotte del 24 aprile 1974. La voce di Zeca? Ma stiamo scherzando? E poi\u2026quale canzone? Grandola, vila morena?<\/p>\n<p>In ogni angolo un amico<br \/>in ogni faccia uguaglianza<br \/>\u00e8 il popolo che comanda<\/p>\n<p>Era un segnale, era il segnale che il movimento rivoluzionario portoghese, guidato dal maggiore Otelo de Carvalho, aveva scelto per comunicare l&#8217;inizio della rivoluzione nota come dei garofani.<br \/>Era finita l&#8217;epoca difficile.<br \/>L&#8217;epoca in cui il figlio del giudice, Jos\u00e9 Manuel Cerqueira Afonso (detto Zeca, come tutti i Jos\u00e9 del Portogallo, per\u00f2 lo Zeca per antonomasia \u00e8 ormai proprio lui) era nato il 2 agosto del 1929 ad Aveiro. Sensibilissimo fragile, attento e intelligente, aveva vissuto i primi anni della sua vita sballottato da una zia al ricongiungimento con i genitori, prima in Angola, poi a Timor Est, a seguito dei diversi incarichi lavorativi paterni. Sballottato da un&#8217;altra zia, poi, al Mozambico, dove si erano trasferiti padre e fratelli. E poi ancora in Portogallo, a casa di uno zio, fervente salazarista, per continuare gli studi liceali. Finito il liceo Zeca si iscrive alla facolt\u00e0 di Filosofia dell&#8217;universit\u00e0 di Coimbra e si appassiona alla boh\u00e8me di queste comitive vestite dei tradizionali mantelli che cantavano quel Fado particolare che \u00e8 appunto il Fado di Coimbra. Zeca possiede una voce straordinaria, una voce sottile, quasi femminea, non certo stentorea, una voce strana, se la si considera la voce simbolo di una rivoluzione, una voce per\u00f2 meravigliosamente musicale, con un intonazione bella e non fastidiosamente affettata, come sono invece molte voci dei cantanti di Fado. Quella voce s&#8217;impone, tanto che Zeca debutta in sala di registrazione come interprete del pi\u00f9 tradizionale dei repertori Lusitani. Si sposa, fa figli, si laurea. Per\u00f2 \u00e8 gi\u00e0 stufo della sua cappa di fadista e della cappa di tranquillo e quotidiano orrore del fascismo Portoghese. Se pure dal punto di vista privilegiato delle origini borghesi, s&#8217;\u00e8 gi\u00e0 accorto che qualcosa, anzi tutto, non va. \u00c8 stufo anche di queste canzoni di fatalismo e passionalit\u00e0 posticcia. Gi\u00e0 la sua voce obliqua sembra cercare, anche nei primi dischi, la reminiscenza degli infantili soggiorni africani.<br \/>\u00c8 stufo e possiede un eccelso talento di musicista e poeta, dunque comincia a scrivere e a pubblicare canzoni che rivoluzionano tutta la musica portoghese, aprendo la strada alla prima e alla seconda generazione dei cantautori: Adriano Correia de Oliveira (altro personaggio straordinario che tratteremo per esteso), Manuel Freire, Francisco Fanhais (prete e rivoluzionario), e poi Jos\u00e9 Mario Branco, Sergio Godinho, Fausto, Vitorino, ecc.<br \/>Ma quella era ancora un&#8217;epoca difficile.<\/p>\n<p>Queste canzoni, seminali per la giovent\u00f9 portoghese, non solo bellissime, ma anche suscitatrici di molte vocazioni al canto e alla parola armata di suono, non piacciono per nulla alla Pide (la polizia politica) e alla censura, che le colpisce regolarmente. Il nome di Zeca era in cima alla lista degli artisti proibiti affissa in bella vista presso ogni sede radiofonica. Non solo, il professor Jos\u00e9 Afonso, che ha appunto cominciato ad insegnare per mantenere una seconda moglie e altri due figli, venuti a seguito del naufragio del primo matrimonio, \u00e8 vittima di una vera persecuzione. Messo in galera per l&#8217;appoggio al movimento studentesco dei primi anni &#8217;60, sospeso a pi\u00f9 riprese e infine espulso nel &#8217;67 dall&#8217;insegnamento, crolla in una serie di depressioni e di conseguenti crisi nervose che lo portano ad essere internato in clinica a pi\u00f9 riprese e per mesi interi. Sostanzialmente senza lavoro, Zeca cerca disperatamente di dare una svolta professionale alla sua carriera di cantante, e cos\u00ec viene messo sotto contratto dall&#8217;etichetta Orfeo che, in cambio di un dignitoso mensile fisso, pretende un nuovo disco ogni anno. Pur fra tutti i problemi di censura che si sanno, il direttore della Orfeo \u00e8 innamorato del talento di Zeca, dunque per le esigenze tecniche dei suoi dischi non bada a spese, mandandolo a registrare nei pi\u00f9 famosi studi d&#8217;Europa. L\u00ec Afonso intraprende una serie di esperimenti ritmici e timbrici, stringendo rapporti con i migliori musicisti del mondo, e producendo un&#8217;impressionante serie di capolavori: Traz outro amigo tambem nel 1970, Cantiga do Maio nel 1971, Venhan mas cinco nel 1973, Com as minhas tamanquinhas nel 1976\u2026 ma nel &#8217;76 siamo gi\u00e0 dopo Os cravos (i garofani)\u2026 e, almeno teoricamente, sono finiti i tempi difficili.<br \/>Zeca passa senza soluzione di continuit\u00e0 dall&#8217;ostracismo alla celebrazione e viene proposto per innumerevoli medaglie e onorificenze che rifiuta regolarmente, ben attento a non trasformarsi in un monumento. Appoggia i processi rivoluzionari, prendendo posizione a favore di alcuni personaggi o movimenti, ma portando avanti anche la forza delle sua critica e della sua visione utopica, quella che faceva dire di lui al grande poeta contemporaneo Manuel Alegre: Um libertario em estado quase puro.<br \/>L&#8217;epoca difficile \u00e8 forse finita.<\/p>\n<p>Eppure Zeca non riposa sugli allori, intraprende delle tourn\u00e9es fuori dal Portogallo per creare solidariet\u00e0 col suo paese, arrivando a non chiedere altro cachet per i suoi spettacoli che un trattore da donare alle coperative di contadini dell&#8217;Alentejo. In quest&#8217;ottica giunge persino in Italia dove registra un disco di sostegno con Lotta Continua, Manifesto e Avanguardia Operaia che sponsorizzano l&#8217;operazione.<br \/>Ma da questi cenni di una biografia, tutta politica, emerge forse poco lo spessore dell&#8217;opera di Zeca, sottilissima, delicata, sperimentale, assolutamente antiretorica, con un&#8217;attenzione agli elementi ritmici che lo accomunano pi\u00f9 a Paul Simon o Caetano Veloso che ai cantautori europei. La frequentazione e l&#8217;interesse per la cultura africana in generale e angolana in particolare, che va di pari passo con la lotta contro il colonialismo da lui sempre sostenuta, ne fanno un vero pioniere, ahim\u00e8 poco valutato, della Word Music. Il suo stile \u00e8 un distillato in cui melodia, sentimento, ritmo, pensiero politico, poesia, convivono al pi\u00f9 alto livello possibile. La sua scrittura \u00e8 abbacinante per la famosa semplicit\u00e0 difficile a farsi. Impossibile chiudere Zeca in un&#8217;interpretazione univoca, c&#8217;\u00e8 nelle sue canzoni una fortissima eco popolare, con quel tipico modo che sposa la chiarezza a una visionariet\u00e0 tutta temperata dall&#8217;inesausta curiosit\u00e0 per le forme, i timbri e le strutture.<br \/>L&#8217;epoca difficile sar\u00e0 forse finita, ma Zeca \u00e8 sempre e ancora alle prese con una realt\u00e0 difficile da raccontare, da riflettere, e poi con un nemico oscuro e tremendo che lo rode da dentro. Nel 1982 gli viene diagnosticata la sclerosi laterale amiotrofica, una terribile malattia che distrugge il sistema nervoso, riducendo all&#8217;immobilit\u00e0 e all&#8217;asfissia. Zeca non molla, reagisce, si cura, registra un disco stupendo, il suo testamento spirituale, Como se fora seu filho nel 1983, e poi ancora nel 1985, pur non essendo pi\u00f9 in grado di cantare, si rifiuta di consegnarsi al silenzio che la malattia gli imporrebbe e convoca un gruppo di grandi cantanti amici che gli prestano la voce registrando Galinhas do mato.<br \/>Questa \u00e8 un epoca difficile. Dalle 3 del mattino del 23 febbraio 1987, Zeca Afonso, arrivato alla soglia dei 57 anni, tace per sempre. Ci ha per\u00f2 lasciato un&#8217;opera immensa, un&#8217;ancora pi\u00f9 immensa speranza e una canzone non solo simbolo ma ragione ed arma di resistenza. Ci si \u00e8 spesso affannati ad affermare che \u201ca canzoni non si fan rivoluzioni\u201d. Beh, Zeca c&#8217;\u00e8 riuscito. Ed \u00e8 una cosa che mi fa tremar le dita ogni volta che le accosto alla chitarra.<br \/>Verso i primi minuti del 25 aprile 1974 la voce di Zeca era per radio.<br \/>Ma stiamo scherzando? E che cos&#8217;\u00e8? La rivoluzione?<\/p>\n<p>Alessio Lega<br \/><a href=\"mailto:alessio.lega@fastwebnet.it\">alessio.lega@fastwebnet.it<\/a> <\/div>\n<div align=\"justify\"><\/div>\n<div align=\"justify\"><\/div>\n<p>Texto retirado <a href=\"http:\/\/anarca-bolo.ch\/a-rivista\/\">daqui<\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>A Lisbona la voce di Zeca era per radio verso la mezzanotte del 24 aprile 1974. La voce di Zeca? Ma stiamo scherzando? E poi\u2026quale canzone? Grandola, vila morena? 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